Oggi ho deciso di scrivere un pensiero che mi pesa sul cuore. Sai cosa abbiamo dovuto fare? Cambiare le serrature di casa per impedire a mia suocera di entrare come se fosse a casa sua.
Con mio marito, Marco Rossi, siamo sposati da un anno. Eppure, sua madre, la signora Bianchi, non riesce ad accettare che suo figlio abbia fatto una scelta diversa dai suoi sogni. Lei sognava di vederlo sposato con la figlia di qualche miliardario, così da immergersi nel lusso e trascinarlo con sé in quel mondo dorato. Da dove le vengono queste ambizioni? Boh. Noi viviamo con uno stipendio normale: allinizio abbiamo stretto la cinghia e fatto un mutuo. Ora abitiamo nel mio monolocale e affittiamo il nostro nuovo appartamento. Il prossimo obiettivo è comprare una macchina. Insomma, come tante coppie giovani. Niente follie, ma non siamo neppure alla fame.
Ma mia suocera rifiuta la realtà e si ostina a vivere di fantasie. Non molla lidea di distruggere il nostro matrimonio. E i suoi metodi? Davvero creativi: rossetto sulle camicie di Marco, vestiti che puzzavano di profumo femminile, preservativi nascosti nella mia borsa. Ogni volta finiva in litigi, sospetti, urla. Per fortuna, scoprivamo sempre linganno, ma lasciava il segno.
Poco fa, Marco ha dovuto trasferirsi per qualche mese a Firenze per aprire una nuova filiale. Unopportunità per la carriera, quindi abbiamo detto sì. Lui è partito, io sono rimasta, e tutto sembrava tranquillo.
Peccato che, pochi giorni dopo, ho notato cose strane: oggetti spostati, armadi aperti. Allinizio ho pensato che Marco fosse passato a prendere qualcosa, visto che Firenze non è lontana. Lho chiamato era sorpreso e mi ha giurato di non essere tornato. Unora dopo, mi richiama con una voce cupa. Pensa sia sua madre. Prima di partire, le aveva dato le chiavi per sicurezza e si era dimenticato di riprenderle.
Il giorno dopo, ho preso un permesso e fatto cambiare le serrature subito. Ho avvertito Marco: se dà le chiavi a qualcuno, dormirà sul pianerottolo. La sera, tutto era al suo posto. Quindi era proprio lei. Ho controllato gli armadi e trovo una mini telecamera nascosta su una mensola.
Ho chiamato Marco dimpulso. È rimasto in silenzio, poi ha scoppiato a riderepura follia. Ho ispezionato lappartamento per sicurezza, ma per fortuna non cera altro. Niente scandali, Marco mi ha chiesto di aspettare il suo ritorno per occuparsene lui.
E indovina? Il giorno dopo, mia suocera mi chiama. Avrà notato che le sue chiavi non funzionavano più e voleva entrare. Mi chiede se sono a casa, giusto per prendere un caffè insieme. Le dico di no, ma che ci vedremo presto. Mezzora dopo, Marco mi dice che si è lamentata con luiche io ero chissà dove e la casa era vuota.
Ci siamo quasi messi a ridere. Abbiamo iniziato a scommettere sulle sue prossime scuse per entrare. E non ha deluso: chiamava più volte al giornoun pacco consegnato per sbaglio da noi, gli occhiali dimenticati, o semplicemente per portarci dei cornetti.
Quando Marco è tornato, lei ha annunciato subito che sarebbe venuta a trovarci. Laspettavamo. Arriva con un sacchetto di cornetti, fa finta di andare in bagno ma si dirige dritta in camera. La seguiamo, naturalmente. E la beccamo mentre fruga nellarmadio. Balbetta quando ci vede. Marco tira fuori la telecamera e gliela mostra.
A quel punto, è scoppiato il finimondo. Ha iniziato a urlare che lo tradisco, che mento a suo figlio, che lui è ingenuo. Ha pure recitato la scena delle lacrime e dellinfarto. Alla fine, se nè andata sbattendo la porta, come una martire offesa.
Francamente, avevo voglia di applaudire. Uno spettacolo del genere, senza nemmeno una prova. Ma questa era solo una battaglia. So che la guerra non è finita. Però stavolta non abbiamo ceduto. Abbiamo fatto capire bene: la nostra famiglia non è un teatro dellassurdo.







